Con la Rivoluzione Francese (1789-1799) si realizza un laboratorio politico che ha fornito linguaggio e modelli di cui ancora oggi si sostanzia il sistema democratico rappresentativo. Dai documenti emerge chiaramente la capacità con cui si le donne si sono impossessate sia dei mezzi giuridico-istituzionali e della pratica democratica (come redigere progetti di legge e regolamenti, indirizzare petizioni alle Assemblee), sia del linguaggio promosso dall’Illuminismo e concretizzato dalla Rivoluzione (ragione, diritto naturale, libertà, uguaglianza, rappresentanza). Benché non sia riconosciuto loro il diritto di voto, le donne esercitano pienamente la cittadinanza politica. Questa, infatti, non è intesa da rivoluzionari e rivoluzionarie come il solo esercizio del voto, che pure le donne esprimono nei clubs francesi, nelle sezioni parigine e senza alcun limite nei clubs femminili in cui eleggono una presidente e una segretaria, discutono le delibere delle Assemblee e le mettono ai voti. Ma anche come servizio presso la Guardia Nazionale e le armate, come partecipazione al dibattito pubblico (con discorsi o testi scritti) e vigilanza sugli eletti ogniqualvolta il potere sovrano delibera e si esegue la volontà generale, dalle discussioni assembleari alle esecuzioni, in cui costante e attiva è la partecipazione femminile. Al contempo il dibattito sul diritto di voto alle donne durante la Rivoluzione è molto più ricco di quanto la storiografia abbia evidenziato, sebbene prevalga la scelta di non riconoscerlo per due motivi: la convinzione che le donne siano già rappresentate dal capofamiglia, l’idea che siano destinate alla cura e all’educazione dei principi rivoluzionari nel contesto domestico in virtù della naturale funzione di genitrici (mère républicaine). Le francesi (e alcuni rivoluzionari), invece, proprio in nome della specificità della maternità, che le identifica come le vere fondatrici della società, rivendicano la loro ammissione alle Assemblee (mère citoyenne) per una questione di giustizia, essendo la metà della popolazione, per l’esigenza che rappresentanti e rappresentati siano coincidenti, oltre che per il positivo contributo che possono apportare allo Stato.

«Anche noi siamo cittadine». Quali diritti politici per le donne nella Rivoluzione Francese?

Bufano R
2020-01-01

Abstract

Con la Rivoluzione Francese (1789-1799) si realizza un laboratorio politico che ha fornito linguaggio e modelli di cui ancora oggi si sostanzia il sistema democratico rappresentativo. Dai documenti emerge chiaramente la capacità con cui si le donne si sono impossessate sia dei mezzi giuridico-istituzionali e della pratica democratica (come redigere progetti di legge e regolamenti, indirizzare petizioni alle Assemblee), sia del linguaggio promosso dall’Illuminismo e concretizzato dalla Rivoluzione (ragione, diritto naturale, libertà, uguaglianza, rappresentanza). Benché non sia riconosciuto loro il diritto di voto, le donne esercitano pienamente la cittadinanza politica. Questa, infatti, non è intesa da rivoluzionari e rivoluzionarie come il solo esercizio del voto, che pure le donne esprimono nei clubs francesi, nelle sezioni parigine e senza alcun limite nei clubs femminili in cui eleggono una presidente e una segretaria, discutono le delibere delle Assemblee e le mettono ai voti. Ma anche come servizio presso la Guardia Nazionale e le armate, come partecipazione al dibattito pubblico (con discorsi o testi scritti) e vigilanza sugli eletti ogniqualvolta il potere sovrano delibera e si esegue la volontà generale, dalle discussioni assembleari alle esecuzioni, in cui costante e attiva è la partecipazione femminile. Al contempo il dibattito sul diritto di voto alle donne durante la Rivoluzione è molto più ricco di quanto la storiografia abbia evidenziato, sebbene prevalga la scelta di non riconoscerlo per due motivi: la convinzione che le donne siano già rappresentate dal capofamiglia, l’idea che siano destinate alla cura e all’educazione dei principi rivoluzionari nel contesto domestico in virtù della naturale funzione di genitrici (mère républicaine). Le francesi (e alcuni rivoluzionari), invece, proprio in nome della specificità della maternità, che le identifica come le vere fondatrici della società, rivendicano la loro ammissione alle Assemblee (mère citoyenne) per una questione di giustizia, essendo la metà della popolazione, per l’esigenza che rappresentanti e rappresentati siano coincidenti, oltre che per il positivo contributo che possono apportare allo Stato.
2020
9788833290614
Rivoluzione Francese
Diritto di voto
Cittadinanza delle donne
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12607/72671
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