The interview examines Yemen’s transformation following the Houthi movement’s capture of Sana’a in September 2014, identifying this event as a major turning point in the country’s contemporary history. Rather than creating Yemen’s fragmentation, the fall of the capital brought to the surface and militarised political, territorial, tribal and confessional divisions that had long been embedded in Yemeni society. The analysis challenges the conventional representation of Yemen as a country divided between two opposing camps, highlighting instead the overlapping systems of power and multiple forms of belonging that shape the country’s political landscape. Alongside the confrontation between the internationally recognised government and the de facto Houthi authorities, tribal dynamics associated with the qabyala, historical and territorial differences between North and South, Zaydi and Shafi‘i confessional identities, economic interests and local networks of authority continue to play a decisive role. Yemen therefore emerges as a complex mosaic of powers in which confessional identities cannot be understood as rigid or predetermined political categories. Particular attention is devoted to the Houthis’ ability to transform an insurgent movement into a de facto governing authority through administrative structures, territorial control, security mechanisms and economic and financial networks. The control and taxation of commercial flows, illustrated by the role of qat, demonstrates how the consolidation of power depends not only on military force but also on the capacity to regulate resources and the everyday economy. The international dimension – including Iranian support and the roles played by Saudi Arabia, the United Arab Emirates, the United States, the United Kingdom, Oman, Russia, China and Turkey – represents a further layer of the conflict, without providing an exhaustive explanation of its dynamics. The interview therefore calls for an approach that moves beyond both sectarian and exclusively geopolitical interpretations. From this perspective, Yemen is not merely a strategic theatre affecting international trade, energy routes and submarine communications cables, but above all a complex society whose future reconstruction will depend on the emergence of a new political and social settlement capable of accommodating the country’s plurality of identities and effective forms of authority.

L’intervista analizza la trasformazione dello Yemen a partire dalla conquista di Sana’a da parte del movimento Houthi nel settembre 2014, individuando in tale evento una cesura nella storia contemporanea del Paese. Più che determinare la frammentazione dello Yemen, la conquista della capitale ne ha infatti reso manifeste e militarizzato fratture politiche, territoriali, tribali e confessionali già profondamente radicate nella società yemenita. L’analisi mette in discussione la rappresentazione dello Yemen come spazio diviso in due soli schieramenti, evidenziando la sovrapposizione di molteplici sistemi di potere e appartenenze. Accanto alla contrapposizione tra autorità internazionalmente riconosciuta e potere Houthi operano infatti dinamiche tribali riconducibili alla qabyala, differenze territoriali e storiche tra Nord e Sud, appartenenze confessionali zaydita e shafi‘ita, interessi economici e reti locali di autorità. Ne deriva una lettura dello Yemen come mosaico di poteri nel quale le identità confessionali non possono essere considerate categorie politiche rigide e predeterminate. Particolare attenzione è dedicata alla capacità degli Houthi di trasformare una struttura insurrezionale in un’autorità di fatto, attraverso apparati amministrativi, controllo territoriale, sistemi di sicurezza e reti economico-finanziarie. Il controllo dei flussi commerciali e della tassazione, esemplificato dal ruolo del qat, mostra come il consolidamento del potere non dipenda esclusivamente dalla forza militare, ma anche dalla capacità di governare le risorse e l’economia quotidiana. La dimensione internazionale – dal sostegno iraniano al ruolo di Arabia Saudita, Emirati, Stati Uniti, Regno Unito, Oman, Russia, Cina e Turchia – costituisce un ulteriore livello del conflitto, senza tuttavia esaurirne la spiegazione. La prospettiva proposta invita quindi a superare tanto la lettura confessionale quanto quella esclusivamente geopolitica, per interrogarsi sulle condizioni di un nuovo equilibrio politico e sociale. In questa prospettiva, lo Yemen emerge non soltanto come teatro strategico per la sicurezza delle rotte commerciali, energetiche e dei cavi sottomarini, ma anzitutto come una società complessa, la cui futura ricomposizione richiederà un nuovo patto politico capace di confrontarsi con la pluralità delle forme di autorità effettivamente presenti sul territorio.

"Lo Yemen dopo lo Yemen" Arianne Ghersi intervista Vasco Fronzoni su “Caputmundi”

Vasco Fronzoni
;
2026-01-01

Abstract

The interview examines Yemen’s transformation following the Houthi movement’s capture of Sana’a in September 2014, identifying this event as a major turning point in the country’s contemporary history. Rather than creating Yemen’s fragmentation, the fall of the capital brought to the surface and militarised political, territorial, tribal and confessional divisions that had long been embedded in Yemeni society. The analysis challenges the conventional representation of Yemen as a country divided between two opposing camps, highlighting instead the overlapping systems of power and multiple forms of belonging that shape the country’s political landscape. Alongside the confrontation between the internationally recognised government and the de facto Houthi authorities, tribal dynamics associated with the qabyala, historical and territorial differences between North and South, Zaydi and Shafi‘i confessional identities, economic interests and local networks of authority continue to play a decisive role. Yemen therefore emerges as a complex mosaic of powers in which confessional identities cannot be understood as rigid or predetermined political categories. Particular attention is devoted to the Houthis’ ability to transform an insurgent movement into a de facto governing authority through administrative structures, territorial control, security mechanisms and economic and financial networks. The control and taxation of commercial flows, illustrated by the role of qat, demonstrates how the consolidation of power depends not only on military force but also on the capacity to regulate resources and the everyday economy. The international dimension – including Iranian support and the roles played by Saudi Arabia, the United Arab Emirates, the United States, the United Kingdom, Oman, Russia, China and Turkey – represents a further layer of the conflict, without providing an exhaustive explanation of its dynamics. The interview therefore calls for an approach that moves beyond both sectarian and exclusively geopolitical interpretations. From this perspective, Yemen is not merely a strategic theatre affecting international trade, energy routes and submarine communications cables, but above all a complex society whose future reconstruction will depend on the emergence of a new political and social settlement capable of accommodating the country’s plurality of identities and effective forms of authority.
2026
L’intervista analizza la trasformazione dello Yemen a partire dalla conquista di Sana’a da parte del movimento Houthi nel settembre 2014, individuando in tale evento una cesura nella storia contemporanea del Paese. Più che determinare la frammentazione dello Yemen, la conquista della capitale ne ha infatti reso manifeste e militarizzato fratture politiche, territoriali, tribali e confessionali già profondamente radicate nella società yemenita. L’analisi mette in discussione la rappresentazione dello Yemen come spazio diviso in due soli schieramenti, evidenziando la sovrapposizione di molteplici sistemi di potere e appartenenze. Accanto alla contrapposizione tra autorità internazionalmente riconosciuta e potere Houthi operano infatti dinamiche tribali riconducibili alla qabyala, differenze territoriali e storiche tra Nord e Sud, appartenenze confessionali zaydita e shafi‘ita, interessi economici e reti locali di autorità. Ne deriva una lettura dello Yemen come mosaico di poteri nel quale le identità confessionali non possono essere considerate categorie politiche rigide e predeterminate. Particolare attenzione è dedicata alla capacità degli Houthi di trasformare una struttura insurrezionale in un’autorità di fatto, attraverso apparati amministrativi, controllo territoriale, sistemi di sicurezza e reti economico-finanziarie. Il controllo dei flussi commerciali e della tassazione, esemplificato dal ruolo del qat, mostra come il consolidamento del potere non dipenda esclusivamente dalla forza militare, ma anche dalla capacità di governare le risorse e l’economia quotidiana. La dimensione internazionale – dal sostegno iraniano al ruolo di Arabia Saudita, Emirati, Stati Uniti, Regno Unito, Oman, Russia, Cina e Turchia – costituisce un ulteriore livello del conflitto, senza tuttavia esaurirne la spiegazione. La prospettiva proposta invita quindi a superare tanto la lettura confessionale quanto quella esclusivamente geopolitica, per interrogarsi sulle condizioni di un nuovo equilibrio politico e sociale. In questa prospettiva, lo Yemen emerge non soltanto come teatro strategico per la sicurezza delle rotte commerciali, energetiche e dei cavi sottomarini, ma anzitutto come una società complessa, la cui futura ricomposizione richiederà un nuovo patto politico capace di confrontarsi con la pluralità delle forme di autorità effettivamente presenti sul territorio.
Islam, Yemen, Geopolitics, Houthi, Iran, Saudi Arabia, Bab el Mandeb, Middle East,
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12607/82705
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