Il concetto di “transizione”, più volte richiamato nella definizione degli obiettivi strategici e delle più urgenti linee di azione programmatica della comunità europea (Next Generation EU, PNRR), è ormai divenuto centrale per intendere il senso della cultura politica ed economica contemporanea. L’etimo di origine latina, infatti, oltre a riferirsi semplicemente a una trasformazione in atto (come testimoniano i suoi più vicini correlati: divenire, mutamento, cambiamento et similia), configura uno “spazio” attraverso il quale, nel corso della storia, ci si congeda da un orizzonte unitario di senso (da un’“epoca”, nella sua più autentica accezione di “sospensione” dello scorrere del tempo) per aprirsi a un orizzonte ulteriore, consegnato alla dimensione della speranza e dell’attesa. Se, per un verso, le transizioni del nostro tempo (verde, digitale, interculturale) interessano questioni specifiche e non riducibili le une alle altre, per un altro profilano un processo organico e convergente (la cosiddetta "Twin transition"), all’insegna di valori quali l’apertura all’altro, la cura del prossimo e la responsabilità verso le nuove generazioni. Per tale ragione, il concetto di transizione quale “passaggio” tra due assetti epocali, tra un vecchio e un nuovo mondo della vita, ha trovato applicazione anche in ambito pedagogico, fino a delinearsi come forma della coscienza educativa contemporanea: se l’educazione umana, infatti, è anzitutto un processo regolato di natura tras-formativa, relativo a soggetti diversi in contesti determinati, essa è transizionale per definizione e non può che farsi progetto individuale e sociale, esistenziale e valoriale, ambientale e culturale. Una prospettiva che ponga eccessivamente in risalto la tipicità “transizionale” dei processi formativi, tuttavia, rischia di impoverire il senso del discorso pedagogico, senza tenerne in conto gli elementi di complessità: in assenza di una solida riflessione teorica, è facile che si insegua il nuovo per il nuovo e si assolutizzi la necessità del cambiamento, ignorandone però le ragioni profonde, come anche i profili di incertezza e criticità. Un altro rischio è quello di non considerare adeguatamente la fattibilità dei rilevanti obiettivi che si intendono perseguire in un preciso lasso di tempo. Da queste considerazioni emerge l’opportunità di approfondire criticamente la valenza pedagogica dei processi di transizione, individuandoli come condizione necessaria ma non sufficiente di una proposta educativa per il nostro tempo. Occorre indagare la transizione quale momento del pedagogico, entro il quale si dà la compresenza ideale (e non la semplice differenziazione) di un “qui” (il passato da congedare) e di un “altrove” (il futuro desiderato); lungo questa scia, l’analisi teorica ha altresì il compito di definire la portata dei criteri che regolano le transizioni in atto (sostenibilità, accessibilità, inclusione), affinché ne sia pienamente assicurato il carattere formativo.

La transizione come forma della coscienza educativa contemporanea. Elementi di critica pedagogica

Pierluca Turnone
2025-01-01

Abstract

Il concetto di “transizione”, più volte richiamato nella definizione degli obiettivi strategici e delle più urgenti linee di azione programmatica della comunità europea (Next Generation EU, PNRR), è ormai divenuto centrale per intendere il senso della cultura politica ed economica contemporanea. L’etimo di origine latina, infatti, oltre a riferirsi semplicemente a una trasformazione in atto (come testimoniano i suoi più vicini correlati: divenire, mutamento, cambiamento et similia), configura uno “spazio” attraverso il quale, nel corso della storia, ci si congeda da un orizzonte unitario di senso (da un’“epoca”, nella sua più autentica accezione di “sospensione” dello scorrere del tempo) per aprirsi a un orizzonte ulteriore, consegnato alla dimensione della speranza e dell’attesa. Se, per un verso, le transizioni del nostro tempo (verde, digitale, interculturale) interessano questioni specifiche e non riducibili le une alle altre, per un altro profilano un processo organico e convergente (la cosiddetta "Twin transition"), all’insegna di valori quali l’apertura all’altro, la cura del prossimo e la responsabilità verso le nuove generazioni. Per tale ragione, il concetto di transizione quale “passaggio” tra due assetti epocali, tra un vecchio e un nuovo mondo della vita, ha trovato applicazione anche in ambito pedagogico, fino a delinearsi come forma della coscienza educativa contemporanea: se l’educazione umana, infatti, è anzitutto un processo regolato di natura tras-formativa, relativo a soggetti diversi in contesti determinati, essa è transizionale per definizione e non può che farsi progetto individuale e sociale, esistenziale e valoriale, ambientale e culturale. Una prospettiva che ponga eccessivamente in risalto la tipicità “transizionale” dei processi formativi, tuttavia, rischia di impoverire il senso del discorso pedagogico, senza tenerne in conto gli elementi di complessità: in assenza di una solida riflessione teorica, è facile che si insegua il nuovo per il nuovo e si assolutizzi la necessità del cambiamento, ignorandone però le ragioni profonde, come anche i profili di incertezza e criticità. Un altro rischio è quello di non considerare adeguatamente la fattibilità dei rilevanti obiettivi che si intendono perseguire in un preciso lasso di tempo. Da queste considerazioni emerge l’opportunità di approfondire criticamente la valenza pedagogica dei processi di transizione, individuandoli come condizione necessaria ma non sufficiente di una proposta educativa per il nostro tempo. Occorre indagare la transizione quale momento del pedagogico, entro il quale si dà la compresenza ideale (e non la semplice differenziazione) di un “qui” (il passato da congedare) e di un “altrove” (il futuro desiderato); lungo questa scia, l’analisi teorica ha altresì il compito di definire la portata dei criteri che regolano le transizioni in atto (sostenibilità, accessibilità, inclusione), affinché ne sia pienamente assicurato il carattere formativo.
2025
9791255684176
Transizione, "epochè", contemporaneità, pedagogia, sostenibilità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12607/67741
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