Il contributo analizza il cibo quale componente del patrimonio culturale materiale e immateriale e quale dispositivo educativo, relazionale e territoriale attorno a cui costruire esperienze di valorizzazione in prospettiva ecomuseale. A partire dall’esperienza della Summer School di Arti performative e Community care “Il cibo giusto”, realizzata a Ortelle nel 2015, viene ricostruito un laboratorio didattico-esperienziale fondato sull’incontro tra partecipanti, abitanti, agricoltori, allevatori e operatori locali. L’analisi della documentazione prodotta nell’ambito dell’esperienza consente di individuare quattro dimensioni fondamentali di un possibile modello di laboratorio enogastronomico: educazione alimentare; ritualità e narrazioni; consumo critico e consapevole; convivialità e relazione. Su questa base, il contributo propone di assumere la Fiera di San Vito come centro di un laboratorio diffuso e itinerante, capace di connettere patrimonio alimentare, produzioni locali, apprendimento esperienziale e turismo sostenibile. Il modello prospettato mira a sostenere la conoscenza delle tradizioni alimentari, la valorizzazione delle microeconomie locali e la costruzione di relazioni tra comunità e visitatori, promuovendo forme di apprendimento reciproco e di partecipazione comunitaria. Il laboratorio si configura, pertanto, come un possibile dispositivo di sviluppo socioeconomico e di governance condivisa del patrimonio territoriale.
I laboratori esperienziali sul cibo a partire dall’esperienza de “Il cibo giusto”
Eleonora Greco
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza il cibo quale componente del patrimonio culturale materiale e immateriale e quale dispositivo educativo, relazionale e territoriale attorno a cui costruire esperienze di valorizzazione in prospettiva ecomuseale. A partire dall’esperienza della Summer School di Arti performative e Community care “Il cibo giusto”, realizzata a Ortelle nel 2015, viene ricostruito un laboratorio didattico-esperienziale fondato sull’incontro tra partecipanti, abitanti, agricoltori, allevatori e operatori locali. L’analisi della documentazione prodotta nell’ambito dell’esperienza consente di individuare quattro dimensioni fondamentali di un possibile modello di laboratorio enogastronomico: educazione alimentare; ritualità e narrazioni; consumo critico e consapevole; convivialità e relazione. Su questa base, il contributo propone di assumere la Fiera di San Vito come centro di un laboratorio diffuso e itinerante, capace di connettere patrimonio alimentare, produzioni locali, apprendimento esperienziale e turismo sostenibile. Il modello prospettato mira a sostenere la conoscenza delle tradizioni alimentari, la valorizzazione delle microeconomie locali e la costruzione di relazioni tra comunità e visitatori, promuovendo forme di apprendimento reciproco e di partecipazione comunitaria. Il laboratorio si configura, pertanto, come un possibile dispositivo di sviluppo socioeconomico e di governance condivisa del patrimonio territoriale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
