This paper explores the shift away from traditional educational models in contemporary art museums, which historically relied on a top-down, transmissive framework that subordinated education to conservation and curatorial authority. Grounded in the theoretical framework of the Educational Turn and critical pedagogy (Freire, hooks, Giroux), the article examines how pedagogical practice has evolved into a core curatorial method, an integrated institutional posture, and a collaborative approach to critical co-production. The study highlights the transition from passive spectating to the creation of an empathetic space of cognitive democracy, where the visitor is acknowledged as an empowered agent with situated knowledge (Rancière, Rogoff). This reconfiguration dissolves the rigid organizational divide between curatorial teams and education departments, fostering an osmotic, dialogic methodology. Finally, the paper addresses the nuances of the Italian civil and cultural context, demonstrating how education as a practice serves as a vital tool for cultural welfare, radical inclusion, and active citizenship, ultimately redefining the public and social purpose of the contemporary museum.

Il presente contributo analizza il superamento del modello educativo tradizionale nei musei d'arte contemporanea, storicamente caratterizzato da una struttura trasmissiva top-down e da una rigorosa subordinazione della didattica rispetto alle funzioni conservative e curatoriali. Attraverso la lente dell'Educational Turn e dei principi della pedagogia critica (Freire, hooks, Giroux), il saggio esamina come la dimensione pedagogica si sia trasformata in un vero e proprio metodo curatoriale, in una postura istituzionale integrata e in una pratica di co-produzione di significato. La ricerca evidenzia il passaggio da un'idea di fruizione passiva alla costruzione di uno spazio empatico e di democrazia cognitiva, in cui il visitatore è riconosciuto come soggetto emancipato e detentore di un sapere situato (Rancière, Rogoff). Tale riconfigurazione abbatte la separazione burocratica tra uffici curatoriali e dipartimenti educativi, promuovendo una prassi osmotica e dialogica. Infine, l'analisi si focalizza sulla specificità del contesto italiano, sottolineando come l'educazione intesa come metodo costituisca un dispositivo essenziale di welfare culturale, inclusione radicale e cittadinanza attiva, in grado di legittimare la funzione pubblica e civile del museo contemporaneo.

Sconfinamenti epistemologici: posture curatoriali e metodo di coproduzione critica

Orecchio F.
2026-01-01

Abstract

This paper explores the shift away from traditional educational models in contemporary art museums, which historically relied on a top-down, transmissive framework that subordinated education to conservation and curatorial authority. Grounded in the theoretical framework of the Educational Turn and critical pedagogy (Freire, hooks, Giroux), the article examines how pedagogical practice has evolved into a core curatorial method, an integrated institutional posture, and a collaborative approach to critical co-production. The study highlights the transition from passive spectating to the creation of an empathetic space of cognitive democracy, where the visitor is acknowledged as an empowered agent with situated knowledge (Rancière, Rogoff). This reconfiguration dissolves the rigid organizational divide between curatorial teams and education departments, fostering an osmotic, dialogic methodology. Finally, the paper addresses the nuances of the Italian civil and cultural context, demonstrating how education as a practice serves as a vital tool for cultural welfare, radical inclusion, and active citizenship, ultimately redefining the public and social purpose of the contemporary museum.
2026
9791255680000
Il presente contributo analizza il superamento del modello educativo tradizionale nei musei d'arte contemporanea, storicamente caratterizzato da una struttura trasmissiva top-down e da una rigorosa subordinazione della didattica rispetto alle funzioni conservative e curatoriali. Attraverso la lente dell'Educational Turn e dei principi della pedagogia critica (Freire, hooks, Giroux), il saggio esamina come la dimensione pedagogica si sia trasformata in un vero e proprio metodo curatoriale, in una postura istituzionale integrata e in una pratica di co-produzione di significato. La ricerca evidenzia il passaggio da un'idea di fruizione passiva alla costruzione di uno spazio empatico e di democrazia cognitiva, in cui il visitatore è riconosciuto come soggetto emancipato e detentore di un sapere situato (Rancière, Rogoff). Tale riconfigurazione abbatte la separazione burocratica tra uffici curatoriali e dipartimenti educativi, promuovendo una prassi osmotica e dialogica. Infine, l'analisi si focalizza sulla specificità del contesto italiano, sottolineando come l'educazione intesa come metodo costituisca un dispositivo essenziale di welfare culturale, inclusione radicale e cittadinanza attiva, in grado di legittimare la funzione pubblica e civile del museo contemporaneo.
Educational Turn, Critical Pedagogy, Curatorial Method, Contemporary Art Museums, Knowledge Co-production, Cognitive Democracy, Cultural Welfare.Abstract (Italiano)
Svolta pedagogica (Educational Turn), Pedagogia critica, Metodo curatoriale, Musei d'arte contemporanea, Co-produzione del sapere, Democrazia cognitiva, Welfare culturale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12607/83245
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