Il presente contributo si propone di ripensare criticamente la nozione di Learning City, sottraendola a una concezione tecnocratica e universalistica, per assumerla come configurazione teorico-pratica situata, fondata sull’intreccio tra giustizia spaziale, pedagogia urbana e femminismo radicale. La prospettiva adottata pone al centro il femminismo di periferia, non come declinazione localistica del pensiero femminista, bensì come dispositivo epistemologico in grado di decostruire l’immaginario urbano dominante e di produrre contro-cartografie educative fondate sull’esperienza vissuta, sulla vulnerabilità strutturale e sulla relazione trasformativa. In tale ottica, la città che apprende non è uno spazio neutro da progettare, ma un soggetto collettivo in divenire, attraversato da tensioni politiche, memorie cancellate e potenzialità generative. Le periferie urbane vengono assunte come luoghi simbolici di esclusione ma anche come laboratori cognitivi da cui emergono saperi situati, pratiche di cura informale e forme alternative di abitabilità, capaci di disarticolare le logiche di esclusione. Ne emerge una proposta di pedagogia urbana critica, fondata su pratiche situate, cura diffusa, narrazioni incarnate e trasformazione collettiva. La Learning City, così intesa, non è modello da replicare, ma campo aperto di co-emergenza tra educazione, giustizia e spazio.

Saperi periferici: l’urbanistica femminista come pratica educativa trasformativa [Peripheral knowledges: feminist urbanism as a transformative educational practice]

Angela Arsena
2025-01-01

Abstract

Il presente contributo si propone di ripensare criticamente la nozione di Learning City, sottraendola a una concezione tecnocratica e universalistica, per assumerla come configurazione teorico-pratica situata, fondata sull’intreccio tra giustizia spaziale, pedagogia urbana e femminismo radicale. La prospettiva adottata pone al centro il femminismo di periferia, non come declinazione localistica del pensiero femminista, bensì come dispositivo epistemologico in grado di decostruire l’immaginario urbano dominante e di produrre contro-cartografie educative fondate sull’esperienza vissuta, sulla vulnerabilità strutturale e sulla relazione trasformativa. In tale ottica, la città che apprende non è uno spazio neutro da progettare, ma un soggetto collettivo in divenire, attraversato da tensioni politiche, memorie cancellate e potenzialità generative. Le periferie urbane vengono assunte come luoghi simbolici di esclusione ma anche come laboratori cognitivi da cui emergono saperi situati, pratiche di cura informale e forme alternative di abitabilità, capaci di disarticolare le logiche di esclusione. Ne emerge una proposta di pedagogia urbana critica, fondata su pratiche situate, cura diffusa, narrazioni incarnate e trasformazione collettiva. La Learning City, così intesa, non è modello da replicare, ma campo aperto di co-emergenza tra educazione, giustizia e spazio.
2025
femminismo di periferia, città che apprende, pedagogia urbana, saperi situati, cura diffusa, contro-cartografie.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12607/67081
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