Il contributo analizza l’evoluzione civilistica degli enti non profit, con particolare attenzione al rapporto tra principio di non lucratività e sostenibilità economica, nonché al ruolo delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus). A partire dalla tradizionale distinzione tra enti lucrativi e non lucrativi, si evidenzia come la crescente rilevanza della dimensione economica e l’emersione di forme ibride abbiano imposto un ripensamento del discrimen civilistico, spostando l’attenzione dalla possibilità di “fare impresa” alla destinazione dei risultati economici. In tale prospettiva, associazioni e fondazioni si configurano come modelli flessibili, nei quali l’attività economica è ammessa purché strumentale al perseguimento di fini ideali. L’analisi della disciplina delle Onlus (d.lgs. n. 460/1997) mostra come la normativa fiscale abbia integrato e rafforzato i principi codicistici, introducendo vincoli statutari e organizzativi volti a garantire non lucratività, democraticità e trasparenza, e consentendo al contempo l’uso di strumenti economici funzionali alla continuità gestionale. Ne emerge un modello di ente capace di coniugare autonomia privata, responsabilità sociale e sostenibilità economica, anticipando soluzioni poi sistematizzate nel Codice del Terzo Settore. L’indagine conferma la necessità di un coordinamento più organico tra disciplina civilistica e normativa speciale, in vista di un sistema unitario idoneo a rispondere alle sfide contemporanee del non profit.
Neutralità dei fini e sostenibilità economica: evoluzione civilistica degli enti non profit e ruolo delle Onlus
FRANCESCA MITE
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza l’evoluzione civilistica degli enti non profit, con particolare attenzione al rapporto tra principio di non lucratività e sostenibilità economica, nonché al ruolo delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus). A partire dalla tradizionale distinzione tra enti lucrativi e non lucrativi, si evidenzia come la crescente rilevanza della dimensione economica e l’emersione di forme ibride abbiano imposto un ripensamento del discrimen civilistico, spostando l’attenzione dalla possibilità di “fare impresa” alla destinazione dei risultati economici. In tale prospettiva, associazioni e fondazioni si configurano come modelli flessibili, nei quali l’attività economica è ammessa purché strumentale al perseguimento di fini ideali. L’analisi della disciplina delle Onlus (d.lgs. n. 460/1997) mostra come la normativa fiscale abbia integrato e rafforzato i principi codicistici, introducendo vincoli statutari e organizzativi volti a garantire non lucratività, democraticità e trasparenza, e consentendo al contempo l’uso di strumenti economici funzionali alla continuità gestionale. Ne emerge un modello di ente capace di coniugare autonomia privata, responsabilità sociale e sostenibilità economica, anticipando soluzioni poi sistematizzate nel Codice del Terzo Settore. L’indagine conferma la necessità di un coordinamento più organico tra disciplina civilistica e normativa speciale, in vista di un sistema unitario idoneo a rispondere alle sfide contemporanee del non profit.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
