Il contributo intende analizzare la gestione del dissenso interno e dei confini dell’appartenenza religiosa nell’Islam a partire dal caso della comunità Ahmadiyya, frequentemente destinataria di qualificazioni giuridico-confessionali come “eretica” o anche “apostata” in alcuni ordinamenti a maggioranza musulmana ed oggetto anche di persecuzioni violente, mentre in altri contesti viene invece riconosciuta come espressione legittima dell’Islam. Muovendo da una ricostruzione storico-dottrinale dell’Ahmadiyya e delle principali ragioni teologiche della sua esclusione da parte di alcuni segmenti dell’Islam Sunnita e Shi’ita, l’articolo esamina le ricadute giuridiche di tale esclusione, soffermandosi in particolare sul caso pakistano, nel quale la qualificazione confessionale si traduce in un regime normativo discriminatorio che incide sulla libertà religiosa, sulla soggettività giuridica dei fedeli e si tramuta sovente in una violazione dei diritti umani. Il contributo affronta quindi il tema della pratica cultuale condivisa, interrogandosi sulla possibilità per i musulmani di pregare in moschee afferenti a scuole giuridiche o orientamenti differenti (Sunniti, Shi’iti, Ahmadi), nonché sulla questione della preghiera dei musulmani in spazi di culto cristiani. In tale prospettiva, particolare attenzione è riservata alla posizione della comunità Ahmadiyya, spesso caratterizzata da un approccio inclusivo e dialogico. Attraverso un’analisi giuridico-confessionale e comparata, l’articolo intende mostrare mostra come le categorie di “eresia” e “apostasia” possano operare quali strumenti di politica religiosa nella definizione dell’alterità e nella gestione del dissenso, da un lato incidendo profondamente sulla soggettività giuridica dei fedeli e sul loro diritto all’appartenenza confessionale e, dall’altro, contribuendo a delineare il confine tra “noi” e “gli altri” all’interno dell’Islam contemporaneo.
Chi è musulmano? Appartenenza, apostasia e pluralismo confessionale nell’Islam: il caso della comunità Ahmadiyya
vasco fronzoni;
In corso di stampa
Abstract
Il contributo intende analizzare la gestione del dissenso interno e dei confini dell’appartenenza religiosa nell’Islam a partire dal caso della comunità Ahmadiyya, frequentemente destinataria di qualificazioni giuridico-confessionali come “eretica” o anche “apostata” in alcuni ordinamenti a maggioranza musulmana ed oggetto anche di persecuzioni violente, mentre in altri contesti viene invece riconosciuta come espressione legittima dell’Islam. Muovendo da una ricostruzione storico-dottrinale dell’Ahmadiyya e delle principali ragioni teologiche della sua esclusione da parte di alcuni segmenti dell’Islam Sunnita e Shi’ita, l’articolo esamina le ricadute giuridiche di tale esclusione, soffermandosi in particolare sul caso pakistano, nel quale la qualificazione confessionale si traduce in un regime normativo discriminatorio che incide sulla libertà religiosa, sulla soggettività giuridica dei fedeli e si tramuta sovente in una violazione dei diritti umani. Il contributo affronta quindi il tema della pratica cultuale condivisa, interrogandosi sulla possibilità per i musulmani di pregare in moschee afferenti a scuole giuridiche o orientamenti differenti (Sunniti, Shi’iti, Ahmadi), nonché sulla questione della preghiera dei musulmani in spazi di culto cristiani. In tale prospettiva, particolare attenzione è riservata alla posizione della comunità Ahmadiyya, spesso caratterizzata da un approccio inclusivo e dialogico. Attraverso un’analisi giuridico-confessionale e comparata, l’articolo intende mostrare mostra come le categorie di “eresia” e “apostasia” possano operare quali strumenti di politica religiosa nella definizione dell’alterità e nella gestione del dissenso, da un lato incidendo profondamente sulla soggettività giuridica dei fedeli e sul loro diritto all’appartenenza confessionale e, dall’altro, contribuendo a delineare il confine tra “noi” e “gli altri” all’interno dell’Islam contemporaneo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
