L’articolo analizza il ruolo delle arti performative come dispositivi pedagogici, sociali e di ricerca nei processi di attivazione comunitaria, a partire dall’esperienza del sesto seminario della Scuola di Arti Performative e Community Care (Ortelle, 16 gennaio 2026). Musica, performance e pratiche artistiche sono interpretate come “tecnologie della convivenza”, capaci di generare relazioni, senso di appartenenza e apprendimento situato. Il contributo riflette sul setting pedagogico come postura epistemologica, valorizzando luoghi informali e quotidiani come spazi di ricerca e attivazione, e sul nesso tra memoria, archivio e comunità, intesi in chiave dinamica e partecipativa. La musica è letta come pratica di cittadinanza e dispositivo relazionale, ispirato a modelli di educazione inclusiva, mentre le arti performative sono problematizzate nella loro dimensione politica e simbolica, efficaci per la costruzione di comunità solo a precise condizioni di accessibilità, ospitalità e leggibilità. Il testo collega infine pratiche performative e narrazione a forme di welfare generativo (come le Portinerie di comunità), proponendo una pedagogia della risonanza in cui arti, ricerca e azione educativa convergono come infrastrutture simboliche per processi di riconoscimento, apprendimento e trasformazione comunitaria.
Le arti performative come tecnologie della convivenza e dispositivi di ricerca pedagogica
Ada Manfreda
;
2026-01-01
Abstract
L’articolo analizza il ruolo delle arti performative come dispositivi pedagogici, sociali e di ricerca nei processi di attivazione comunitaria, a partire dall’esperienza del sesto seminario della Scuola di Arti Performative e Community Care (Ortelle, 16 gennaio 2026). Musica, performance e pratiche artistiche sono interpretate come “tecnologie della convivenza”, capaci di generare relazioni, senso di appartenenza e apprendimento situato. Il contributo riflette sul setting pedagogico come postura epistemologica, valorizzando luoghi informali e quotidiani come spazi di ricerca e attivazione, e sul nesso tra memoria, archivio e comunità, intesi in chiave dinamica e partecipativa. La musica è letta come pratica di cittadinanza e dispositivo relazionale, ispirato a modelli di educazione inclusiva, mentre le arti performative sono problematizzate nella loro dimensione politica e simbolica, efficaci per la costruzione di comunità solo a precise condizioni di accessibilità, ospitalità e leggibilità. Il testo collega infine pratiche performative e narrazione a forme di welfare generativo (come le Portinerie di comunità), proponendo una pedagogia della risonanza in cui arti, ricerca e azione educativa convergono come infrastrutture simboliche per processi di riconoscimento, apprendimento e trasformazione comunitaria.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
