Non c’è pace per le istituzioni israeliane. Quella che senza incertezze può essere definita come la peggiore crisi istituzionale della storia del paese sembra infatti lontana dal risolversi e non sono da escludere nuovi, imprevedibili sviluppi. È infatti trascorso un intero anno da quando la 20a Knesset ha votato il proprio scioglimento in vista delle elezioni generali del 9 aprile 2019 e ora, analizzando il quadrimestre settembre-dicembre 2019, ci si trova ad analizzare la terza fase pre-elettorale in meno di 12 mesi. Come infatti precedentemente riportato in questa rubrica, le elezioni del 9 aprile 2019 non hanno prodotto una maggioranza parlamentare, con Netanyahu messo alle strette dalle richieste del suo alleato di lungo corso Lieberman, esponente di spicco della destra laica russofona, sul tema della coscrizione degli haredim, gli ultraortodossi, tema carissimo agli altri alleati del Premier uscente, Shas e UTJ. L’impossibilità di conciliare le due istanze ha quindi portato Netanyahu, con una buona dose di sorpresa, a rimettere il mandato della formazione di un Governo nelle mani del Presidente Rivlin (evitando di fatto che, rimettendolo alla Knesset, il mandato venisse affidato a Gantz, leader di Blue and White).

Alla ricerca della maggioranza perduta. Le elezioni per la 22a Knesset ed il nuovo fallimento istituzionale israeliano

Enrico Campelli
2019-01-01

Abstract

Non c’è pace per le istituzioni israeliane. Quella che senza incertezze può essere definita come la peggiore crisi istituzionale della storia del paese sembra infatti lontana dal risolversi e non sono da escludere nuovi, imprevedibili sviluppi. È infatti trascorso un intero anno da quando la 20a Knesset ha votato il proprio scioglimento in vista delle elezioni generali del 9 aprile 2019 e ora, analizzando il quadrimestre settembre-dicembre 2019, ci si trova ad analizzare la terza fase pre-elettorale in meno di 12 mesi. Come infatti precedentemente riportato in questa rubrica, le elezioni del 9 aprile 2019 non hanno prodotto una maggioranza parlamentare, con Netanyahu messo alle strette dalle richieste del suo alleato di lungo corso Lieberman, esponente di spicco della destra laica russofona, sul tema della coscrizione degli haredim, gli ultraortodossi, tema carissimo agli altri alleati del Premier uscente, Shas e UTJ. L’impossibilità di conciliare le due istanze ha quindi portato Netanyahu, con una buona dose di sorpresa, a rimettere il mandato della formazione di un Governo nelle mani del Presidente Rivlin (evitando di fatto che, rimettendolo alla Knesset, il mandato venisse affidato a Gantz, leader di Blue and White).
2019
Israele
instabilità parlamentare
elezioni
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12607/80038
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