Il contributo analizza l'impatto e le implicazioni del nuovo regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) all'interno del paradigma dell'E-justice e dell'amministrazione della giustizia nell'Unione europea. A fronte di una progressiva digitalizzazione, accelerata anche dalla pandemia da Covid-19, l'introduzione di sistemi algoritmici nel settore giudiziario offre significativi vantaggi in termini di efficienza, riduzione dei tempi processuali e automazione di compiti standardizzati (ricerca giuridica, traduzione neurale). Tuttavia, l'impiego dell'IA — in particolare della giustizia predittiva — solleva profonde preoccupazioni etiche e giuridiche legate ai rischi di discriminazione (bias), opacità decisionale (black box), appiattimento del magistrato sulle risposte statistiche della macchina (effetto gregge) e potenziale violazione dei diritti fondamentali del giusto processo (art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE). Attraverso l'esame dell'AI Act, lo studio evidenzia come i sistemi usati per assistere le autorità giudiziarie siano classificati ad alto rischio, imponendo severi obblighi ex ante ed ex post di governance dei dati, trasparenza e sorveglianza umana (human-in-the-loop, on-the-loop, in-command). L'obiettivo della regolamentazione europea, supportato anche dalla recente strategia sull'IA della Corte di Giustizia UE, è quello di garantire un approccio antropocentrico in cui la tecnologia mantenga una funzione esclusivamente complementare e tutoria, preservando l'indipendenza della magistratura, l'obbligo di motivazione delle sentenze e la certezza del diritto.
Il ruolo dell’Intelligenza artificiale nel paradigma europeo dell’E-justice. Prime riflessioni alla luce dell’AI Act.
Angela Correra
2024-01-01
Abstract
Il contributo analizza l'impatto e le implicazioni del nuovo regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) all'interno del paradigma dell'E-justice e dell'amministrazione della giustizia nell'Unione europea. A fronte di una progressiva digitalizzazione, accelerata anche dalla pandemia da Covid-19, l'introduzione di sistemi algoritmici nel settore giudiziario offre significativi vantaggi in termini di efficienza, riduzione dei tempi processuali e automazione di compiti standardizzati (ricerca giuridica, traduzione neurale). Tuttavia, l'impiego dell'IA — in particolare della giustizia predittiva — solleva profonde preoccupazioni etiche e giuridiche legate ai rischi di discriminazione (bias), opacità decisionale (black box), appiattimento del magistrato sulle risposte statistiche della macchina (effetto gregge) e potenziale violazione dei diritti fondamentali del giusto processo (art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE). Attraverso l'esame dell'AI Act, lo studio evidenzia come i sistemi usati per assistere le autorità giudiziarie siano classificati ad alto rischio, imponendo severi obblighi ex ante ed ex post di governance dei dati, trasparenza e sorveglianza umana (human-in-the-loop, on-the-loop, in-command). L'obiettivo della regolamentazione europea, supportato anche dalla recente strategia sull'IA della Corte di Giustizia UE, è quello di garantire un approccio antropocentrico in cui la tecnologia mantenga una funzione esclusivamente complementare e tutoria, preservando l'indipendenza della magistratura, l'obbligo di motivazione delle sentenze e la certezza del diritto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
