Il saggio interpreta l’intelligenza artificiale come simulacro dell’umano: non intelligenza equivalente, ma imitazione priva di coscienza, vulnerabilità e libertà. Da questa prospettiva emerge la critica al darwinismo digitale, ossia a un ordine algoritmico che premia il prevedibile, il profilabile e l’ottimizzabile, comprimendo invece l’eccedenza, la complessità e l’imprevedibilità della vita umana. In tale orizzonte, l’educazione è chiamata a resistere alla tirannia del probabile, custodendo memoria, interiorità, relazione e capacità critica. La metafora dello schiavo colto consente infine di leggere l’IA come potente mediatrice del sapere, ma non come coscienza: essa può trasmettere informazioni, non trasformarle in esperienza vissuta. In questa prospettiva si incunea il compito pedagogico decisivo: difendere l’umano dalla riduzione del sapere a puro recapito a domicilio.
Darwinismo algoritmico, obsolescenza dell’umano ed esilio dell’interiorità: quando la vita diventa computabile
Angela Arsena
2026-01-01
Abstract
Il saggio interpreta l’intelligenza artificiale come simulacro dell’umano: non intelligenza equivalente, ma imitazione priva di coscienza, vulnerabilità e libertà. Da questa prospettiva emerge la critica al darwinismo digitale, ossia a un ordine algoritmico che premia il prevedibile, il profilabile e l’ottimizzabile, comprimendo invece l’eccedenza, la complessità e l’imprevedibilità della vita umana. In tale orizzonte, l’educazione è chiamata a resistere alla tirannia del probabile, custodendo memoria, interiorità, relazione e capacità critica. La metafora dello schiavo colto consente infine di leggere l’IA come potente mediatrice del sapere, ma non come coscienza: essa può trasmettere informazioni, non trasformarle in esperienza vissuta. In questa prospettiva si incunea il compito pedagogico decisivo: difendere l’umano dalla riduzione del sapere a puro recapito a domicilio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
