Il saggio propone una rilettura dell’eredità di Paul Ricœur in prospettiva didattica, mostrando come il suo pensiero offra strumenti ancora largamente inesplorati per ripensare l’insegnamento dei generi letterari in chiave narrativa. La novità principale consiste nello spostamento dall’ormai acquisita nozione di “identità narrativa” e dalla generica centralità del “racconto” verso una teoria didattica dei singoli generi (tragedia, commedia, epopea, romanzo, lirica) come luoghi specifici di soggettivazione etica, immaginativa e relazionale. In questo quadro, il saggio mostra che Ricœur non elabora mai una teoria generale della letteratura, ma pensa costantemente il soggetto in relazione a forme letterarie determinate, proponendo così un modello di didattica narrativa che non si riduce al solo romanzo o allo storytelling in senso lato. L’articolo innesta questa rilettura ricœuriana nel dibattito contemporaneo sulle narrazioni (Brooks, Cometa, Calabrese) e nella riflessione sulla didattica della letteratura e sull’orientamento narrativo (Batini, Sauvaire), evidenziando come i generi configurino pluralismi morali non relativistici e offrano matrici diverse per educare alla complessità del giudizio, alla responsabilità e alla memoria condivisa. La proposta conclusiva è quella di una “scuola della narrazione” che attraversi i generi e valorizzi il lettore come soggetto etico in formazione, mediante pratiche di lettura e scrittura orientate a leggersi “altrimenti” e a costruire una cittadinanza narrativa capace di tenere insieme esperienza estetica, educazione civica e orientamento esistenziale.
L'esperienza delle storie: Ricœur e la didattica narrativa dei generi letterari
Roberto Talamo
2026-01-01
Abstract
Il saggio propone una rilettura dell’eredità di Paul Ricœur in prospettiva didattica, mostrando come il suo pensiero offra strumenti ancora largamente inesplorati per ripensare l’insegnamento dei generi letterari in chiave narrativa. La novità principale consiste nello spostamento dall’ormai acquisita nozione di “identità narrativa” e dalla generica centralità del “racconto” verso una teoria didattica dei singoli generi (tragedia, commedia, epopea, romanzo, lirica) come luoghi specifici di soggettivazione etica, immaginativa e relazionale. In questo quadro, il saggio mostra che Ricœur non elabora mai una teoria generale della letteratura, ma pensa costantemente il soggetto in relazione a forme letterarie determinate, proponendo così un modello di didattica narrativa che non si riduce al solo romanzo o allo storytelling in senso lato. L’articolo innesta questa rilettura ricœuriana nel dibattito contemporaneo sulle narrazioni (Brooks, Cometa, Calabrese) e nella riflessione sulla didattica della letteratura e sull’orientamento narrativo (Batini, Sauvaire), evidenziando come i generi configurino pluralismi morali non relativistici e offrano matrici diverse per educare alla complessità del giudizio, alla responsabilità e alla memoria condivisa. La proposta conclusiva è quella di una “scuola della narrazione” che attraversi i generi e valorizzi il lettore come soggetto etico in formazione, mediante pratiche di lettura e scrittura orientate a leggersi “altrimenti” e a costruire una cittadinanza narrativa capace di tenere insieme esperienza estetica, educazione civica e orientamento esistenziale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
